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L'Italia poco amica delle mamme

di Ketti Porceddu
11 maggio 2017 | 18:30

Ci si sposa sempre più tardi, si diventa madri sempre più avanti negli anni, spesso bisogna rinunciare al lavoro a causa di un welfare che non riesce a sostenere le donne che decidono di mettere al mondo un bambino.

E’ un quadro davvero sconsolante quello di Save the Children, che ha diffuso il secondo rapporto sulla condizione materna in Italia.

Una premessa che porta a riflettere alla vigilia della festa della mamma che si celebra domenica.

Le equilibriste, la maternità tra ostacoli e futuro è il nome del rapporto, che parte proprio da un’analisi della denatalità causata soprattutto dall’incertezza lavorativa nel nostro paese. Basti pensare che secondo l’ultima analisi Istat, nel 2015 sono nati 17mila bambini in meno rispetto all’anno precedente.

Troppi i dislivelli sia a livello di retribuzione tra maschi e femmine, che di ore di lavoro effettive, soprattutto quelle domestiche non contemplate in nessuna tabella ministeriale.

Ma gli squilibri sociali si evidenziano anche tra un nord più virtuoso e il sud, dove invece la condizione delle madri fatica a migliorare.

Nella classifica stilata da Save the Children, il Piemonte si colloca al quarto posto, una posizione di per se positiva, se non fosse che Trentino Alto Adige a parte, nessun’altra regione italiana è di certo una vera amica delle mamme.

Il vero malessere, nonostante viviamo quasi 20 anni oltre il 2mila è sicuramente il nostro modello culturale, sociale e politico, che si appoggia ancora su uno schema patriarcale secondo il quale i figli sono tutt’oggi di proprietà esclusiva della famiglia e che spetta soprattutto alle madri prendersi cura di loro.

Ne è un esempio lampante la mancanza, ad esempio, di asili nido all’interno  dei posti di lavoro, per i quali proprio Save the Children sta portando avanti una vera e propria lotta.

Abbiamo un debito pubblico di oltre 2mila miliardi, siamo terz’ultimi in Europa e 60esimi nel mondo per l’indice di corruzione percepita, abbiamo inadeguatezze infrastrutturali, pochissima efficienza in una pubblica amministrazione che costa quasi 30milardi l’anno e siamo un paese che penalizza la presenza lavorativa delle donne, che di certo non vengono viste come forza sociale ed economica. In questo quadro generale si inserisce anche il costante aumento della popolazione anziana e il tasso di povertà che colpisce fin dai primissimi giorni di vita, con il 14 per cento circa di bambini e ragazzi sotto i 18 anni che vive in condizioni di povertà assoluta.