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La Cassazione ridà la figlia ai genitori nonni

di Ketti Porceddu
1 luglio 2016 | 14:43

Non si quando Luigi Deambrosis e Gabriella Carsano potranno finalmente riabbracciare la loro figlia, oggi di 6 anni, ma una cosa è certa, la storia di questi due genitori di 75 e 63 anni, che dal 2010 non hanno mai smesso di lottare, sta per avere il lieto fine.

Ieri la Corte di Cassazione ha dato ragione al ricorso straordinario avanzato dall’avvocato Maria Grazia Boscagli, legale della coppia, sentenziando che la legge non prevede limiti di età per chi intende generare un figlio.

La storia parte da Mirabello, borgo del Monferrato Casalese, in provincia di Alessandria, a un solo mese e mezzo dalla nascita della bambina, avvenuta a Torino nel 2010, quando il tribunale dei minori aveva deciso di togliere ai due la piccola, all’epoca già tenuti d’occhio dai servizi sociali per la loro età avanzata, dopo che alcuni vicini di casa avevano segnalato che la neonata era stata lasciata da sola in auto per diversi minuti nel cortile di casa.

A nulla erano valse le spiegazioni dei genitori, che si erano prodigati nell’affermare che in quel momento stavano andando e venendo tra l’auto e l’appartamento. Da lì si era aperto un capitolo, che contemplava anche l’analisi da parte dei periti per stabilire se marito e moglie possedevano una capacità genitoriale.

Il caso era finito in appello, mentre a Deambrosis e alla Carsano era stato dato il diritto di vedere la figlioletta solo per sporadici minuti. E la corte d’appello di Torino aveva dichiarato adottabile la bambina, che in appena sei anni ha già girato due comunità e alcune famiglie.

Nel 2013 il fascicolo di questi due genitori che non si sono mai arresi, arriva in Cassazione, dove Corrado Carnevale, che allora presiedeva , aveva sentenziato che i due erano troppo anziani e sbadati, dando così ragione alla Corte d’Appello.

Ieri il nuovo colpo di scena, con la stessa corte di cassazione che ribalta il proprio parere, con una sentenza straordinaria, chiamata in gergo di “revocazione”.

Gli ermellini, si sono basati sul fatto che è stato accertato come l’abbandono del minore non vi era stato e che comunque non aveva provocato nessun stato di pericolo, considerando l’adozione un extrema ratio alla quale ricorrere solo in caso di genitori indegni. Inoltre, secondo la cassazione, non sono stati forniti elementi che possano illuminare circa l’assoluta inidoneità genitoriale, agganciata all’età o ad altro, da cui far derivare la misura estrema, e dai risvolti irreversibili, quali è lo stato di adottabilità.

Ma anzi, lo Stato, con la sentenza del 2013 è responsabile di avere allontanato una neonata ai propri genitori, inducendo nella bimba un disagio che oggi la coppia avverte. Una coppia, formata da persone brave e senza patologie mentali.

Adesso tutto ripassa alla corte di appello di Torino, che avrà il compito di mettere la parola fine a questa dolorosa vicenda, frutto solamente di un pregiudizio anagrafico