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Quanto vale una laurea oggi?

di AD
17 maggio 2017 | 15:26
Quanto vale una laurea oggi?

Quanto vale una laurea nella vita? Quanto nella ricerca di un’occupazione oggi? Negli anni ’60-’70 raggiungere questo traguardo significava trovare un posto di lavoro sicuro: a pochi giorni dalla discussione della tesi, si veniva contattati dalle aziende e si iniziava il proprio percorso professionale. Nel tempo l’associazione “laurea-lavoro subito” ha subito un forte rallentamento: pur essendo un titolo che arricchisce il bagaglio culturale della persona, non è il lasciapassare automatico per trovare l’occupazione dei propri sogni. Soprattutto se si è neolaureati. “Adattamento” è la parola ricorrente di questi ultimi anni, abbinata spesso alla ricerca di nuove opportunità anche lontano da casa, spesso all’estero. E se è vero che, ad un anno dalla laurea triennale, il 68% ha un lavoro -il 71% lo trova ad un anno dalla incoronazione della magistrale-, resta il fatto che i laureati italiani guadagnano meno dei coetanei stranieri con lo stesso titolo di studio: a parlare sono i dati dell’ultimo rapporto di Almalaurea, che spiega che chi si laurea ha dei vantaggi occupazionali rispetto ai diplomati.  Il famoso “pezzo di carta” insomma, nonostante la crisi, ha ancora una marcia in più. Peccato però che l’Italia sia un Paese povero di laureati, penultimo in Europa con solo 26 dottori ogni cento cittadini tra i 30 e i 34 anni.  Sul fronte economico, a cinque anni dalla laurea, lo stipendio per chi ha la triennale cresce da 1.104 a 1.362 euro, mentre per chi ha la magistrale sale da 1.153 a 1.405 euro. Ma dal 2008 al 2013 il portafoglio si è assottigliato parecchio e i laureati hanno perso quasi un quarto di quanto guadagnavano. Sopra la media nazionale ci sono gli universitari liguri: a Genova il 52% studenti termina in corso con un voto medio del 102,5 e ad 1 anno dalla laurea lavora il 77%. Dati positivi anche per l’Università del Piemonte Orientale, con un’età media alla laurea intorno ai 26.2 anni, lievemente superiore al dato nazionale. Maggiore, invece, rispetto al trend italiano la percentuale di laureati in corso, 62% rispetto al 49%. Al di là dei numeri, dicono gli esperti, laurearsi conviene ancora. All’aumentare del titolo di studio posseduto, «diminuisce il rischio di restare intrappolati nell’area della disoccupazione», spiegano da Almalaurea e generalmente i laureati sono in grado di reagire meglio ai mutamenti del mercato del lavoro, disponendo di strumenti culturali e professionali più adeguati.