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Una terrorista in val Grue

di AD
26 giugno 2017 | 13:08
Una terrorista in val Grue

Un paesino discreto, dalle viuzze ordinate ed immerse nella quiete della val Grue: Garbagna si è risvegliata sotto il cielo assolato dei colli tortonesi il giorno dopo l’assalto mediatico che, suo malgrado, ha visto protagonisti i suoi abitanti. Qui a Garbagna era infatti vissuta, fino a qualche anno fa, la ventiseienne Lara Bombonati, arrestata la notte del 22 giugno su ordine della procura di Torino con l’accusa di far parte di una cellula jihadista la cui base logistica si trova in Belgio. «Addestrata a non parlare» e a tollerare «il rischio di arresto fino a farsi ammazzare», si trova ora rinchiusa nel carcere di Vercelli. Il gip Tiziana Belgrano l’ha interrogata stamane e Lara si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Ora giudice per le indagini preliminari sta decidendo se convalidare il suo arresto. La giovane donna, che nel paesino del Tortonese -sorpreso da tanto clamore e che ha visto crescere Lara e Valentina, sua sorella gemella- andava ancora anche se di rado a trovare la mamma e la nonna, che vivono lì, nelle due case di famiglia. Una si trova in pieno centro, a due passi dal municipio e risponde ai cognomi dei nonni della foreign fighter alessandrina: arrivati dal Milanese, Ferruccio Rossini e Miranda Venturelli si erano ben inseriti nella piccola comunità di Garbagna. Erano poi nate due figlie e Sonia, la mamma di Lara e Valentina, aveva nuovamente accolto la giovane convertita all’Islam dopo essere stata espulsa dalla Turchia.  Il paese è incredulo, ma tutti si ricordano di quella ragazza schiva che, dopo aver conosciuto in vacanza il trapanese Francesco Cascio, iniziò a cambiare il suo modo di vestire e di pensare, abbracciando una radicalizzazione che là portò non solo a mettersi il velo e poi il burqa ma a partire con l’uomo che sposò in una moschea del Milanese verso i territori occupati dallo Stato Islamico. Figlia di testimoni di Geova e orfana di padre, Lara Bombonati si è lasciata scappare poche parole, dicendo che “non si ucciderà, perché il Corano vieta il suicidio e lei rispetterà fino alla fine le parole del profeta”. Questa la scelta di Lara, definita da molti una ragazza fragile: monitorata dal 2014 dagli uomini della Digos di Alessandria e Torino e ritenuta uno degli anelli di collegamento tra le milizie e gli aspiranti jihadisti, gli inquirenti stanno accertando spostamenti e collegamenti della donna che, dopo essersi unita a Francesco era diventata Khadija, mentre lui si faceva chiamare Muhammad e dopo essere rimasta vedova di lui, morto martire in presunto combattimento, si preparava a tornare in Siria, passando per il Belgio. Tappa obbligatoria, perchè per attraversare il confine tra Turchia e Siria e raggiungere i territori controllati dall’Isis, serviva un nuovo marito, un altro Francesco Muhammad.